Storie e leggende metropolitane
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domenica 15 agosto 2010 |
 di Sirena Megaride IL CASTEL DELL’OVO e la sua leggenda Il Castel dell'Ovo sorge imponente sull'isolotto roccioso di Megaride, costituito da due faraglioni uniti tra di loro da un grande arco naturale. Sotto il Castello, si adagia il Borgo Marinaro ed il suo porticciolo, con le basse casette, i ristoranti ed capannoni per le imbarcazioni. Un breve ponte congiunge l'isolotto a via Partenope, che porta il nome della leggendaria sirena della città di Napoli: è una delle strade più belle, da cui lo sguardo può abbracciare l'intero arco del Golfo. Al suo posto, fino alla fine dell’Ottocento, vi era un lungo banco di tufo emergente dal mare chiamato Chiatamone, di cui ora resta l’omonima strada. Castel dell'Ovo ha una lunga storia che risale ai tempi del ducato napoletano, e, prima ancora, al castrum Lucullanum, (Fortificazione di Lucullo), ed il suo nome è legato ad una delle più fantasiose leggende napoletane, di origine medioevale,secondo la quale Virgilio, il grande poeta latino, vi avrebbe nascosto all'interno di una gabbia un uovo incantato chiuso in una gabbia. |
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martedì 29 giugno 2010 |
 Su www.radioaversa.it nella sezione "on demand" si potrà ascoltare l'intervista a Sirena Megaride dove ci parlerà della sua vita nel mondo virtuale di facebook dei suoi navigatori della sua voglia di regalare sogni a quanti le scrivono e della sua magica storia tra mistero e realtà...ci parlerà della sua città : Napoli a cui è fortemente legata e del bisogno di rivalutarla agli occhi di chi la considera ancora negativamente...mettendo in risalto le sue meraviglie, splendida per antonomasia… i suoi miti, le sue leggende...il fascino di un luogo che ha visto nascere poeti, cantanti, grandi attori e oggi una piccola, piccolissima sirena che cerca di far rinascere nell’immaginario collettivo un bisogno mai sopito: Le onde del mare cullano i desideri che vivono nel nostro animo…e non c’è rifugio alcuno che possa spezzare l’incantesimo di una speranza…la sottile coltre che ricopre il nostro cuore non è altro che un eterno e antico bisogno di sognare… |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 29 giugno 2010 )
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giovedì 03 giugno 2010 |
Spettri, figure misteriose, rumori stridenti, atmosfere cupe e tanta fantasia di Sirena Megaride*
-Il fantasma della basilica dell’Incoronata In questa Basilica, in alcuni periodi dell’anno (ed in particolare durante la primavera), lungo le adiacenti gradinate appare lo spettro di una giovane ragazza in abito nuziale. Ella avrebbe dovuto percorrere quei gradini per coronare il suo sogno d’amore ma, proprio nel giorno fissato per il matrimonio, morì di tisi. Curiosità: il Fantasma sembra apparire solo alle ragazze nubili. -Il fantasma dell’impiccato In zona Corso Garibaldi, pare vi sia un condominio infestato dal Fantasma di un impiccato. La sua testa appare lungo le scale ed ha terrorizzato molte persone. L’apparizione sarebbe da imputarsi ad un soldato spagnolo che fu impiccato dal popolo in rivolta. -Il fantasma di via Bovio.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 giugno 2010 )
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mercoledì 26 maggio 2010 |
 di Sirena Megaride La leggenda della Serao potrebbe essere credibile per i maccheroni, ma tutti sappiamo che il pomodoro, all’epoca di Federico di Svevia, non era assolutamente conosciuto dalle nostre parti, e sarebbe stato portato dall’America, e precisamente dal Perù, soltanto un paio di secoli più tardi; e per di più solo nel secolo XVII cominciò ad essere coltivato in Italia. Al tempo di Federico II di Svevia, nella zona del ebreo, una coppia di truffatori, e uno stregone o mago di nome Chico. Seggio di Portauova, in via dei Cortellari, vi era un palazzetto a quattro piani nel quale alloggiavano una « donna di facili costumi », uno strozzino Il mago non si faceva vedere molto anche dai suoi « coinquilini ». Il suo domestico, raccontava che questi, studiava sempre e si dava anche ad esperimenti chimici di grande interesse.
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martedì 18 maggio 2010 |
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I napoletani lo preferiscono rosso, fatto a mano e che funzioni contro i malocchi
di Sirena Megaride
Varie sono le notizie sull'epoca e sulle modalità d'uso del corno. Intorno al 3500 a.C., età neolitica, gli abitanti delle capanne erano soliti appendere sull'uscio della porta un corno, simbolo di fertilità. La fertilità, allora, era abbinata alla potenza e quindi al successo. Si era soliti offrire dei corni come voto alla dea Iside affinchè assistesse gli animali nella procreazione. Secondo la mitologia, Giove per ringraziare la sua nutrice le donò un corno dotato di poteri magici. Nell'età medievale il corno per portare fortuna doveva essere rosso e fatto a mano. |
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venerdì 14 maggio 2010 |
 di Sirena Megaride Tra i promontori più belli, della costa Campana, che s'incontra lungo le placide e azzurre acque dei golfi di Pozzuoli, di Napoli, di Salerno fino a quello di Policastro, si scorge prepotentemente quello di Capo Miseno, che a forma di un alto tumulo, dà la sensazione di trovarsi innanzi ad una gran tomba, eretta per conservare nei secoli i resti dell’eroe troiano “ Miseno” il trombettiere d'Enea, che morì annegato nei pressi di quella montagna. Il mito di Capo Miseno deve il suo nome alla figura di Miseno, secondo l’epopea omerica, era un compagno di Ulisse, suonava il corno per allietare i vogatori sulla nave nelle lunghe peregrinazioni, quando durante la traversata di quella zona, per il sopraggiungere di una tempesta, cadde in mare ed annegò. Ritrovato il corpo sugli scogli del promontorio, i compagni lo tumularono sotto la montagna.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 14 maggio 2010 )
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sabato 08 maggio 2010 |
"Prendiamoci un caffè". E’ forse l’esortazione collettiva più frequente a Napoli, motivo d’aggregazione e distensione quotidiana, al lavoro come nel tempo libero. La bevanda nera è senza dubbio il pretesto per una chiacchierata in leggerezza, e viceversa le chiacchierata pretesto per un piacevole caffè.
di Sirena Megaride
A Napoli il caffè è un rito che è pure business. Una tradizione talmente salda da aver consacrato in Italia e nel mondo “l’espresso napoletano”; un rito che affonda le sue radici nel 1700 quando nell’antica capitale duosicula si beveva almeno una tazzina al giorno. Di qui un passo fondamentale nella storia del caffè a Napoli: l’invenzione nel 1800 della “caffettiera napoletana” che alternava il metodo di preparazione per decozione alla turca al metodo di infusione alla veneziana, con un sistema a doppio filtro. Si passò poi all’adozione in larga scala della “macchina per espresso” nel 1900 che era molto difficile da maneggiare, ma di cui i napoletani divennero subito abili maestri. Ma perché chiunque metta piede a Napoli resta attratto dalla “tazzulella”?
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Ultimo aggiornamento ( sabato 08 maggio 2010 )
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lunedì 03 maggio 2010 |
Storie e leggende metropolitane
di Sirena Megaride
Vi si parla di un nobile signore, appartenente ad uno dei primi seggi della città, e che s’innamorò perdutamente di una fanciulla di casa nemica; era il cavaliere di carattere violento, di temperamento focoso, pronto al risentimento ed all’ira. Pure, per ottenere la donna che amava, sarebbe diventato umile come un poverello cui manca il pane. Ma l’amore dei due giovani, anziché diminuire e lenire le collere di parte, valse a rinfocolarle – e per preghiere ed intercessioni che venissero fatte, la nobile famiglia Capri non volle accettare il matrimonio. Anzi per trovar rimedio all’amore dei due, fu deciso imbarcare la fanciulla sopra una feluca e mandarla in estranea contrada.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 03 maggio 2010 )
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domenica 02 maggio 2010 |
 di Sirena Megaride La prima fondazione della cappella di San Severo risale al 1590 ad opera del Duca Francesco Paolo de’Sangro che, per costruirla, rinunciò ad una parte del giardino del suo palazzo (si tratta del palazzo di Piazza San Domenico Maggiore, oggi contrassegnato col civico nove), dopo che furono verificati due fatti miracolosi. Un tale condotto in carcere, seppure innocente, si trovò a passare laddove oggi sorge la cappella, dov’era raffigurata l’Immagine della Vergine. Il pover’uomo si raccomandò a Lei facendo voto di donare una lapide d’argento nel caso la Vergine lo avesse aiutato a proclamare la sua innocenza. Per intercessione della Madonna l’uomo fu scagionato e mantenne il suo voto. Lo stesso Duca poi, si rivolse alla stessa immagine quando si ammalò gravemente, promettendo che, se fosse guarito, avrebbe edificato una piccola Cappella. La Madonna non mancò di esaudire la sua richiesta e la cappella fu costruita. In poco tempo però, il piccolo sacello divenne meta di intensi pellegrinaggi, tanto che il figlio del Duca, Alessandro de’Sangro, Patriarca d’Alessandria, dovette ingrandirla rinunciando ad una parte del cimitero di famiglia. Da altare commemorativo, si trasformò in una vera chiesa dove venivano celebrata messe. Fu però Raimondo de’Sangro a dare il volto definitivo alla cappella . |
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 03 maggio 2010 )
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venerdì 30 aprile 2010 |
In tanti raccontano di averla vista, bella piu' che mai, evanescente, le lunghe vesti discinte ed i capelli scarmigliati. Col terrore dipinto in volto. Vaga tra l'obelisco di S. Domenico Maggiore ed il portale del palazzo di S. Severo. di Sirena Megaride
Nelle notti buie, quando la città dorme, il fantasma di Maria D’Avalos si aggira irrequieto intorno alla piazza, a quella vetusta dimora che fu teatro d’amore e di passione, di vendetta e di morte. E’ il 17 ottobre 1590, Maria D’Avalos e Fabrizio Carafa, quando in una delle stanze del celebre palazzo S. Severo, rinnovano, ancora una volta, l’eterno incantesimo dell’amore. Sono giovani, belli, innamorati. Sono felici, tra quelle mura discrete che celano, agli occhi del mondo, l’estasi e la paura di una relazione adultera. Il desiderio, colpevole per quanti non conoscano le tempeste dei sentimenti, li ha vinti. Una volta, due, tre e ancora. Dimentichi degli obblighi. Dimentichi di un marito, Carlo Gesualdo, principe di Venosa, legittimo consorte di Maria, troppo orgoglioso per tollerare l’onta di un tradimento, troppo innamorato per invocare la giustizia della legge.
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Ultimo aggiornamento ( domenica 02 maggio 2010 )
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