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Finalmente la terapia in acqua per l’autismo, è anche a Casandrino PDF Stampa E-mail
martedì 04 novembre 2008

di Angela D'Antò 

ImageLa piscina Alba Oriens, presso PA MA GIU, apre le sue porte ai diversamente abili, avvalendosi del supporto di esperti psicologi e terapisti.
Con l’inizio di ottobre, è partito il progetto “Fuori dal Guscio” che prevede l’integrazione dei bambini e ragazzi diversamente abili nei normali corsi di scuola nuoto, supportati da un terapista esperto (Alfredo Schiavo) e da psicologi supervisori (Caputo Giovanni e Maietta Paolo). Grande l’entusiasmo del presidente di Alba Oriens, Luca Campanile, cha ha appoggiato e accettato la proposta offrendo i propri spazi-acqua per questi bambini. Nella suddetta piscina viene sperimentata la Terapia Multisistemica in Acqua (T.M.A.) ideata e strutturata dai dottori Caputo Giovanni, Maietta Paolo e Ippolito Giovanni, che hanno dato vita anche alla pubblicazione di un testo dall’omonimo titolo edito  dalla Franco Angeli, che sarà presentato nella biblioteca comunale di Afragola, domenica 9 novembre.

Questo nuovo approccio è una terapia nata e sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) e creata ad hoc per soggetti in età evolutiva in particolar modo con disturbo autistico. Tutt’oggi è in via di sperimentazione anche grazie alla collaborazione ricercatori universitari. Con questa nuova modalità di intervento numerosi soggetti diversamente abili hanno ottenuto notevoli risultati sia sul piano relazionale che sul piano emotivo e comportamentale. Le tecniche natatorie e le capacità acquisite durante l’intervento, inoltre,  vengono utilizzate come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare successivamente anche il fondamentale processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari. La paura dell’acqua, che il bambino sperimenta, viene utilizzata come attivatore emozionale e relazionale capace di avviare una primordiale richiesta di sostegno e poi di accudimento.  Il fine della terapia non è  l’insegnamento del nuoto, né l’uso di quest’ultimo per svago o ricreazione. Il nuoto diventa il mezzo attraverso il quale si facilita la costruzione di una relazione terapeutica e il gioco viene utilizzato come strumento per promuovere il contatto e migliorare la gestione delle emozioni. Il bambino che impara a muoversi in acqua durante l’intervento può ridefinire le relazioni con il terapeuta e, successivamente, con gli altri bambini. Raggiunta l’autonomia, infatti, il soggetto, che nella fase iniziale aveva mostrato soltanto evitamento e allontanamento, successivamente può dimostrare, in piena indipendenza, un’intenzionalità relazionale con il terapeuta e  con l’eventuale gruppo d’integrazione.
Coloro i quali volessero maggiori informazioni sulla  Terapia Multisistemica in Acqua, possono consultare il sito www.terapiatma.it

Ultimo aggiornamento ( martedì 04 novembre 2008 )
 
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