 La famiglia Vano ringrazia l’amministrazione per il sostegno mostrato a seguito della morte di Giovanni Vano. Stamane al rito funebre, nella chiesa di San Vincenzo alla Sanità, presente, accanto alla moglie di Giovanni Vano, il vicesindaco Andrea Orefice. “ L’amministrazione ci è stata da subito vicina – affermano i familiari – e li ringraziamo per tutto il sostegno mostrato sin dalla notizia del lutto che improvvisamente ci ha colpiti, sia per la presenza qui oggi del dott. Orefice. Siamo fiduciosi in quello che ancora continueranno a fare per noi”. Giovanni vano non ha retto alla pressione psicologica di chi, dopo 23 anni di lavoro in nero, l’ha messo davanti ad un bivio: accettare un contratto, che lo obbligava però a rinunciare ad assegni familiari e contributi pregressi, o perdere il lavoro nella ditta di luminarie per le feste di piazza che Giovanni Vano svolgeva per 600 euro al mese, girando la provincia in lungo ed in largo. Ci ha pensato, ci ha riflettuto per tutte le feste di Natale: ci ha pensato troppo forse, sono saliti i dubbi, le paure, le ansie, che lo hanno condotto in uno stato di depressione forte, anticamera dell’insano gesto che Giovanni Vano, 56 anni, originario del Rione Sanità, ma trasferitosi da tempo a Casalnuovo, ha compiuto in questi giorni mattina. L’uomo si è impiccato ad un albero nel parco di Capodimonte, distrutto dai dai dubbi e dalle umiliazioni, lui costretto a lavorare in nero per sostenere sua moglie e suoi due figli.
A ritrovarlo è stato il nipote, mentre pochi dubbi nutrono i magistrati, che hanno avviato le indagini di rito, sulle motivazioni del gesto: Giovanni Vano ha lasciato in un quaderno un messaggio molto chiaro a sua moglie Concetta, che con lui stava provando a superare questo periodo di sconforto. "Sono umiliato. Mi vergognavo quando tu andavi a lavorare" ha scritto alla compagna di una vita. Ai figli, la primogenita di 17 anni ed il secondo di 12, ha scritto semplicemente "Non fate arrabbiare la mamma e aiutatela". Parole di un uomo semplice, un padre, stritolato da 23 anni di precariato e da un mondo del lavoro che a 56 anni lo ha proiettato in un tunnel dal quale non è riuscito ad uscire. Il sindaco della città di Casalnuovo Antonio Peluso dichiara: “I particolari agghiaccianti che stanno emergendo relativamente alla morte di Giovanni Vano – una persona sfruttata per 23 anni dal proprio datore di lavoro che gli ha negato ogni diritto – offendono il senso di umanità di ciascuno di noi. Rispetto a questi drammi il comune purtroppo è sfornito di strumenti adeguati. Per quello che noi possiamo fare, oltre alle politiche a sostegno dell’occupazione, ci adopereremo per sensibilizzare le istituzioni competenti relativamente alla necessità di maggiori controlli sul rispetto delle normative sul lavoro e affinché vengano attuate politiche di sostegno all’occupazione legittima. Qualora ce ne fossero i presupposti, il comune darà supporto legale ai familiari di Giovanni Vano, affinché possano agire nei confronti del datore di lavoro al fine di ottenere dallo stesso il riconoscimento dei diritti negati quando il sig.Vano era ancora in vita”. |