| Finalmente la terapia in acqua per l’autismo, č anche a Casandrino |
| martedě 04 novembre 2008 | |
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di Angela D'Antò
Questo nuovo approccio è una terapia nata e sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) e creata ad hoc per soggetti in età evolutiva in particolar modo con disturbo autistico. Tutt’oggi è in via di sperimentazione anche grazie alla collaborazione ricercatori universitari. Con questa nuova modalità di intervento numerosi soggetti diversamente abili hanno ottenuto notevoli risultati sia sul piano relazionale che sul piano emotivo e comportamentale. Le tecniche natatorie e le capacità acquisite durante l’intervento, inoltre, vengono utilizzate come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare successivamente anche il fondamentale processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari. La paura dell’acqua, che il bambino sperimenta, viene utilizzata come attivatore emozionale e relazionale capace di avviare una primordiale richiesta di sostegno e poi di accudimento. Il fine della terapia non è l’insegnamento del nuoto, né l’uso di quest’ultimo per svago o ricreazione. Il nuoto diventa il mezzo attraverso il quale si facilita la costruzione di una relazione terapeutica e il gioco viene utilizzato come strumento per promuovere il contatto e migliorare la gestione delle emozioni. Il bambino che impara a muoversi in acqua durante l’intervento può ridefinire le relazioni con il terapeuta e, successivamente, con gli altri bambini. Raggiunta l’autonomia, infatti, il soggetto, che nella fase iniziale aveva mostrato soltanto evitamento e allontanamento, successivamente può dimostrare, in piena indipendenza, un’intenzionalità relazionale con il terapeuta e con l’eventuale gruppo d’integrazione. |
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| Ultimo aggiornamento ( martedě 04 novembre 2008 ) |